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Troppo complicato applicare ritenute fiscali sui redditi per colf e badanti

di Giuseppe Rebecca
EUTEKNE.INFO - Il quotidiano del Commercialista, 8 ottobre 2019 

Collaboratori familiari e badanti hanno un contratto di lavoro e sono iscritti all'INPS e all'INAIL. I datori di lavoro privati trimestralmente pagano i contributi, ovviamente per coloro che sono assunti in regola.

Sotto l'aspetto tributario, fino a oggi giustamente, diremmo, non è stato applicato il regime delle ritenute, se non altro per oggettive difficoltà pratiche, per una platea di privati in parte anche di una certa età. Ne sarebbe altrimenti derivato l'obbligo di calcolare le ritenute, di versarle e infine di redigere un modello 770, più o meno semplificato.

Ma non per questo le retribuzioni spettanti a colf e badanti sono escluse dall'IRPEF.

Risulterebbe che oggi qualcuno non dichiari questi redditi e che l'Amministrazione finanziaria, pur potendo agevolmente avere gli elenchi nominativi di questi soggetti, non stia effettuando alcun controllo Posto che non pare razionale gravare le famiglie di formalità non sempre di facile applicazione, non si comprende perché di fatto si mandino spesso esenti tali redditi, anche se sovente sono di limitato ammontare.

L'Amministrazione finanziaria, come detto, ben potrebbe agire, senza particolari sforzi: gli elenchi di colf e badanti in regola sono ovviamente disponibili presso l’INPS; basterà richiederli e sulla base di quelli fare i controlli. Non per questo delegare gli adempimenti fiscali alle famiglie; chiedere loro di effettuare le ritenute pare un inutile fastidio.

Ricordiamo inoltre come colf e badanti stiano dando un forte aiuto alle casse, se non altro sotto l’aspetto attuariale, dell'INPS. Al successivo rientro al loro Paese, non è detto che colf e badanti stranieri richiedano poi la pensione, avendone maturato il diritto. Quindi gran parte di questi contributi sono versati a fondo perduto.

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