Vicenza, Martedì 4 Agosto 2020

>> Anno 2015

Valutazione della consistenza e della durevolezza delle rimesse

di Giuseppe Rebecca
portale unijuris.it, aprile 2015

Commento alla sentenza del Tribunale di Pordenone 2 aprile 2015 – Giudice unico dott.ssa Lucia Dall’Armellina

Il Tribunale di Pordenone, giudice unico Dr.ssa Lucia Dall’Armellina, è nuovamente intervenuto in materia di revocatoria delle rimesse bancarie.

Questi gli aspetti che caratterizzano la sentenza:

a) Fido

Ancora una sentenza che esclude il riferimento al fido, legato invece alla normativa precedente. Quindi ai fini delle revocatoria non si considera in alcun modo il fido in essere. Si pone nella stessa falsariga della sentenza, sempre del Tribunale di Pordenone, ma da parte di altro giudice, del 17 marzo 2015.

b) Consistenza

“Quanto al requisito della consistenza, esso viene valutato rapportandola all’operatività media del rapporto rispetto all’ordine di grandezza di tutte le operazioni effettuate sul conto nel periodo interessato dalla revocatoria, determinando l’incidenza percentuale di ogni singola rimessa rispetto al saldo antecedente, calcolando la media delle percentuali di incidenza, considerando consistenti le sole rimesse che registrino un’incidenza percentuale di riduzione superiore all’incidenza media” (la sottolineatura è nostra).

Rispetto alla sentenza sopra citata, sempre del Tribunale di Pordenone, qui la media viene fatta sul saldo ante rimessa, come pare logico, non post rimesse, come nel caso oggetto della sentenza precedente.

Se ne condivide l’impostazione; unica questione riguarda come scegliere le rimesse, se considerarle tutte o escluderne alcune, e se quelle di una stessa tipologia vadano sommate o meno.

Il giudice affronta anche la questione dell’utilizzo delle rimesse, in quanto la banca cerca di sostenere la tesi che si deve tenere conto del parziale utilizzo, che quindi ha ridotto le rimesse.

Secondo il giudice, quanto al “requisito della consistenza deve rilevarsi che esso va accertato in relazione alla rimessa nella sua dimensione originaria, indipendentemente dagli utilizzi poiché diversamente argomentando qualsiasi rimessa non soddisferebbe tale requisito, in quanto destinata (o potenzialmente destinata) ad essere in tutto o in parte utilizzata”.

Se ne condivide pienamente l’assunto, nel lasso temporale della durevolezza.

c) Durevolezza

“Il requisito della durevolezza viene riferito a rimesse che hanno inciso effettivamente sul saldo riducendo l’esposizione debitoria e che per un certo periodo, se non in modo definitivo, non sono state seguite da addebiti in grado di comprometterne la consistenza netta.

La quantificazione della stabilità viene effettuata in relazione alla tempistica di giacenza delle rimesse considerando durevoli quelle la cui persistenza temporale nel conto superi la persistenza media.

Con particolare riferimento al requisito della durevolezza il CTU ha dato atto di aver adottato il procedimento c.d. “cronologico”, per cui si presuppone che una rimessa successiva a quella oggetto di calcolo non influenzi il decorso dei giorni di persistenza e conseguentemente gli addebiti successivi sono prioritariamente imputati alla rimessa precedente fino al suo esaurimento”.

In pratica pare di capire che sia stato adottato il cosiddetto criterio FIFO[1], First in First Out, come nella contabilizzazione di magazzino.

Dalla sentenza non è dato modo di comprendere nel dettaglio i conteggi.



[1] Una osservazione pratica sul risultato FIFO.

È da considerare il numero di giorni durante i quali l’accredito deve rimanere consistente.

Ad esempio, ponendo la durevolezza pari a 5 giorni, un accredito è considerato consistente e durevole (e quindi eventualmente revocabile) se, una volta sottratti gli addebiti (rilevanti) dei 5 giorni successivi, soddisfa ancora il requisito della consistenza.

Ciò può essere effettuato in due modalità differenti, che chiameremo un po’ semplicisticamente calcolo LIFO e calcolo FIFO.

Con il “Calcolo LIFO”, criterio che però non ha alcun senso logico, gli accrediti sono erosi dapprima dall’ultimo addebito (non utilizzato) dell’n-simo giorno successivo, poi dal penultimo, e così via “risalendo”;

Con il “Calcolo FIFO” gli accrediti sono erosi dapprima dal primo addebito “libero” immediatamente successivo, poi dal secondo, e così via “scendendo” fino all’n-simo giorno.

Ad esempio, in caso di durevolezza fissata a 2 giorni, con i dati che seguono:

Data

Addebiti

Accrediti

01/02/2007

 

10.000,00

02/02/2007

9.000,00

 

03/02/2007

 

20.000,00

03/02/2007

4.000,00

 

08/02/2007

 

8.000,00

Nel caso del “Calcolo LIFO” l’accredito di 10.000 è eroso dapprima dall’addebito di 4.000 (2 giorni dopo) e poi da quello da 9.000, mentre l’accredito di 20.000 non viene eroso (in quanto l’addebito di 4.000 è già stato “consumato”) – di conseguenza, sono interamente revocabili gli accrediti di 20.000 e di 8.000;

Nel caso del “Calcolo FIFO” l’accredito di 10.000 è eroso dall’addebito di 9.000 mentre l’accredito di 20.000 è stato ridotto dall’addebito di 4.000; di conseguenza, non è revocabile solo l’accredito di 10.000 mentre lo sono quelli di Euro 20.000 ed Euro 8.000.

L’opzione “Calcolo FIFO” è di più immediato utilizzo e riscontro.

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